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Diario · 24 luglio 2026 · 4 min

Come scrivere una biografia nel 2026

Unire ricerca e sentimenti. Come poter indagare nella storia


Il metodo dietro la storia di Vera Kovaleva


Scrivere una biografia oggi, nel 2026, nell'era in cui sembra che ogni informazione sia nel web, diventa una ricerca interiore. Non basta scorrere archivi digitali o interrogare un motore di ricerca per restituire l'anima di una persona. Scrivere una vera biografia significa sporcarsi le mani, viaggiare, incrociare dati e, soprattutto, saper guidare chi ti affida i propri ricordi.

Con il progetto Metropolitan Seeker sto applicando questo approccio metodologico, empatico e investigativo alla stesura del mio prossimo libro: "Vera; la guerra sopravvive nel corpo della donna". Tutto è iniziato dalla richiesta di una giovane ragazza, Giulia Toninelli, commissionandomi l'incarico di ricostruire la vita della sua bisnonna. La storia di Vera Kovaleva, sopravvissuta ai campi di prigionia e fuggita dalla Russia rurale fino all'Italia, mi ha spinto a perfezionare un metodo di indagine rigoroso.

Se vi state chiedendo come si ricostruisce una vita intera partendo da zero, ecco gli step che sto seguendo e che definiscono il mio lavoro di biografo.


  • step 1: Il committente come protagonista (Il viaggio conta più del traguardo)

Nel mio metodo, chi commissiona l'opera non è un semplice cliente che attende di ricevere un prodotto finito. Il mio compito è far interagire attivamente il mandante con la biografia stessa. Giulia è una ragazza giovane e, di fronte alla mole di reperti, documenti e alla complessa burocrazia internazionale, ha bisogno di essere seguita. La guido passo dopo passo: insieme scriviamo alle ambasciate, contattiamo i ministeri, interroghiamo gli archivi.

giulia scrive lettera sul fiume
Giulia appunta delle ricerche© Giulia Toninelli

In questo percorso, ho maturato una certezza assoluta: per la famiglia che commissiona l'opera, l'indagine è più importante del lavoro finito. Il risultato stampato è solo il culmine di un processo intimo in cui, scavando tra i segreti e le sfaccettature dei propri antenati, si ricompongono i pezzi della propria identità.


  • Step 2: Lo scavo negli archivi privati e l'ostacolo della traduzione

La ricerca sul campo parte dalle fonti primarie. Nel caso di Vera, mi sono ritrovato davanti a circa quattrocento documenti collocati tra il 1945 e il 2008: lettere scritte con inchiostro sbiadito, certificati medici e, come scopriamo insieme a Giulia, documenti ufficiali di enti e ambasciate.

Il primo scoglio è l'alfabeto cirillico. Affidarsi a traduttori esperti è vitale per cogliere le sfumature emotive di quell'epoca: la disperazione, l'odio feroce verso il sistema, le implicazioni di documenti che certificavano schiavitù e prigionia sotto lo stalinismo e il nazismo. Una buona traduzione è l'unica cosa che può restituire al presente la voce degli scomparsi.

Foglio lavoro campo di prigionia
Foglio lavoro campo di prigionia© Giulia Toninelli

  • Step 3: La testimonianza orale e il confronto con la famiglia

I documenti dicono molto, ma le persone colmano i "vuoti". Le testimonianze orali sono essenziali se si capisce chi si ha davanti: sono fatte di esitazioni, di ricordi tramandati e spesso di reticenze. Confrontarsi con i parenti significa incrociare ciò che è scritto sulle carte ufficiali con ciò che è stato vissuto sulla pelle, raccogliendo aneddoti e sfumature che nessuna questura o ambasciata potrà mai registrare nei suoi faldoni e file.

foto di gruppo matrimonio
Foto di gruppo matrimonio; Italia© Giulia Toninelli

  • Step 4: Calpestare la storia (I viaggi d'indagine in Russia e Germania)

Nel 2026 la ricerca non si fa da dietro una scrivania. Per capire il freddo, la distanza e l'isolamento, devi recarti fisicamente sui luoghi degli eventi:La

  • Germania: Viaggiare per ripercorrere i luoghi del dolore, cercando le tracce del campo di prigionia di Pirmasens, dove Vera è stata deportata dopo l'arresto da parte della Gestapo. Un calvario che l'ha vista percorrere più di otto campi di prigionia.
  • Russia: Raggiungere Mosca e spingersi fino alla regione di Smolensk. È essenziale camminare nelle stesse campagne fangose descritte nelle lettere, contattare i membri della famiglia in Russia e farsi guidare da loro sia a distanza che sul posto, vedere con i propri occhi le distanze siderali che i parenti di Vera dovevano percorrere a piedi per sopravvivere. Solo calpestando quella terra puoi comprendere il peso dell'abbandono.

  • Step 5: L'inquadramento nella Macro-Storia (L'Operazione Barbarossa)

Una biografia non galleggia mai nel vuoto. Per capire l'arresto di Vera (avvenuto per aver aiutato soldati nazisti a disertare e unirsi ai partigiani nei boschi), ho dovuto immergermi nei testi accademici e nei documenti militari relativi all'Operazione Barbarossa, l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica.

Per molto tempo, infatti, avevamo avuto in mano la fototessera di un soldato nazista che la ringraziava, e solo scavando nei reparti militari e confrontando le divise e decori, abbiamo localizzato l'idea che si trattava di un disertore. Incrociare la micro-storia della bisnonna di Giulia con la macro-storia, come la successiva rivolta contadina che c'è stata nel dopoguerra specialmente in Ucraina e la prospettiva operaia, mi ha permesso di capire in quale gigantesco tritacarne fosse finita.


  • Step 6: La scoperta inaspettata dell'indagine (La scintilla nel Premio Nobel)

Mentre allargavo il campo della mia ricerca bibliografica, stavo leggendo La guerra non ha un volto di donna (edito in Italia da Bompiani nel 2015), il capolavoro del Premio Nobel Svetlana Aleksievič, che raccoglie le voci delle donne sovietiche al fronte.

Arrivato a pagina 88 dell'edizione italiana, mi sono fermato di colpo. Il testo riporta una testimonianza straziante. Il nome di chi parla? Vera. La provenienza? Smolensk. Le coincidenze anagrafiche, geografiche e temporali sono impressionanti: stessa scuola, stesso indirizzo di studio, stessa età. Potrebbe essere davvero lei? È la sua voce finita nel libro di un Premio Nobel, o è una persona a lei vicinissima che ha vissuto lo stesso identico inferno?

foto gruppo sopravvissuti campi di concentramento
Foto di gruppo sopravvissuti alla prigionia© Giulia Toninelli

Scriviamo questa storia insieme

Scrivere una biografia per conto di qualcuno oggi è questo: incrociare polvere di archivi, chilometri di aerei, traduzioni complesse e un affiancamento costante per chi sta cercando le proprie radici.

È un lavoro emotivamente immenso, ma la storia di Vera Kovaleva non può più aspettare. Se siete affascinati da questo processo di ricerca, se volete seguire l'evoluzione del libro o se state pensando di intraprendere un viaggio simile per salvare la memoria della vostra famiglia, scrivetemi direttamente via mail. Risponderò a ognuno di voi. La memoria si ricostruisce insieme.

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