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Diario · 20 luglio 2026 · 4 min

Dietro le quinte della biografia di Vera Kovaleva

Un viaggio tra la neve e il sangue, la felicità e le ombre, la storia del corpo di una donna: Vera Kovaleva


Ci sono storie che bussano alla tua porta già perfettamente rilegate, pronte per essere lette. E poi ci sono storie che si presentano sotto forma di frammenti: vecchie ricevute mediche italiane, lettere scritte con inchiostro sbiadito provenienti dalla profonda provincia russa e documenti ufficiali di ambasciate ed enti che nascondono più di quanto dicano.

Scatola Lettere Vera
1945-2008© Giulia Toninelli

Il progetto a cui sto lavorando in questi mesi per Metropolitan Seeker appartiene decisamente a questa seconda categoria. Si tratta di una biografia narrativa che richiederà ancora molto lavoro di scavo, un’opera il cui titolo provvisorio racchiude già la cicatrice che ne fa da asse portante:

Vera: la guerra sopravvive nel corpo della donna.

Ma chi è Vera Kovaleva? O meglio Вера Васильевна Ковалёва, e perché la sua vita mi ha spinto a trasformarmi da autore a vero e proprio investigatore della memoria?

Due mondi, una sola donna

Per capire Vera, bisogna accettare che questa donna abbia vissuto due esistenze parallele e diametralmente opposte.

Il nucleo oscuro del libro affonda le radici nel trauma della Seconda Guerra Mondiale. La giovinezza di Vera è stata spezzata dall'arresto da parte della Gestapo, avvenuto dopo che lei aveva aiutato dei soldati nazisti a disertare per unirsi ai partigiani russi nei boschi. Questo evento l'ha trascinata prima nel buio della prigione di Mahilëŭ, in Bielorussia, e poi nel brutale campo di prigionia di Pirmasens, in Germania, e poi molti altri fino ad essere costretta al lavoro coatto in Francia. Sopravvivere a quell'inferno ha significato dover combattere una lotta primordiale in cui il corpo è diventato l'unico vero scudo.

Ma il ritorno alla "normalità" le ha presentato un conto altrettanto salato: lo stigma e il sospetto delle autorità sovietiche del dopoguerra. Per il regime, chi era sopravvissuto ai campi tedeschi portava quasi sempre un marchio di colpevolezza e tradimento, costringendo Vera a un estenuante calvario per giustificare il semplice fatto di essere rimasta in vita.


L'altra vita di Vera, quella di un'amara rinascita, si svolge invece decenni dopo, in Italia, nella placida provincia bresciana di Ponzano. Qui Vera si è radicata e ha visto la sua famiglia espandersi. Ha conquistato una stabilità e una libertà di movimento che, per la sua famiglia d'origine, rappresentavano un traguardo irraggiungibile. Dalle testimonianze, la campagna del dopoguerra italiano, i primi esordi della rivoluzione contadina del dopo guerra, lasciavano lo spazio che trovavano a una russa, che veniva vista e tacciata da molti come il diavolo.


Le voci dall'Est

La vera spina dorsale di questo libro, tuttavia, non è solo ciò che Vera ha vissuto in prima persona, ma lo sguardo di chi è rimasto indietro. Mentre lavoravo all'archivio, mi sono ritrovato a decifrare decine se non centinaia di missive, circa quattrocento lettere e documenti collocati tra il 1945 e il 2008, inviati a Vera dai suoi parenti rimasti intrappolati nella Russia rurale, tra le campagne di Smolensk e il Caucaso.

lettera originale russa
Lettera originale da Smolensk© Giulia Toninelli

Sono documenti ufficiali di schiavitù e prigionia e lettere cariche di affetto, ma anche di una rassegnazione e odio feroce. Attraverso le parole di anziani logorati dalla fatica e dalla burocrazia — costretti a camminare per chilometri per sopravvivere o a scontrarsi con l'impossibilità di ottenere un visto per l'Europa — Vera assume i contorni di una figura salvifira. Diventa l'àncora di salvezza lontana, l'unica depositaria della memoria di una famiglia frammentata dalla distanza.

Tradurre quelle lettere ha significato ascoltare un mondo che si sgretola, fatto di parenti che scompaiono nel nulla, di case lasciate vuote e di documenti ufficiali di ambasciate ed enti.

Sviluppo foto
Foto originali post-guerra Italia© Giulia Toninelli

I buchi neri della memoria

Un biografo deve fare i conti anche con i fantasmi. Nel libro esploro il senso di impotenza di fronte allo sgretolamento dei legami, documentando la sparizione di intere parti della famiglia. Traccio l'amaro destino di un anziano parente abbandonato in una casa di riposo in Russia, o di una cugina che, dopo il funerale del padre, ha reciso ogni legame, sprofondando in un silenzio volontario.

Questi "buchi neri" non sono errori di indagine, ma diventano la testimonianza diretta di come la guerra e l'emigrazione possano divorare l'identità di una famiglia.

Un invito per i lettori di Metropolitan Seeker

Vera: la guerra sopravvive nel corpo della donna non è solo la biografia di una sopravvissuta. È un reportage sulle macerie silenziose che ogni diaspora si lascia alle spalle.

Questo libro non è solo un progetto editoriale, ma un viaggio che sento il bisogno di condividere con voi fin dalla sua gestazione. Sto letteralmente vivendo tra queste preziose scartoffie che raccontano la rivolta contadina nello stalinismo, la prospettiva operaia, tutto in prima persona con emozioni di speranza, con uno sguardo triste e tragico sapendo poi ciò che succederà a quelle persone.

La storia di Vera è troppo cruda e potente per restare chiusa nel mio studio fino al giorno della pubblicazione. Per questo motivo, vi invito a contattarmi direttamente alla mia mail: vi invierò in anteprima estratti dei capitoli in stesura, i retroscena delle mie ricerche e le analisi dei documenti che mano a mano riuscirò a decifrare.

Scriviamo e ricostruiamo questa storia insieme. Perché la memoria di Vera, oggi, appartiene a chi ha il coraggio di ascoltarla.

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